Il profumo della carta e il coraggio della memoria: il legame indissolubile tra le Agende Rosse e Florinas in Giallo
La solidarietà e l’impegno civile non conoscono confini geografici, ma trovano ponti invisibili capaci di unire territori distanti sotto il segno della legalità e della memoria attiva. È questo lo spirito profondo che anima, ormai da anni, la costante e fruttuosa collaborazione tra il Movimento delle Agende Rosse della Liguria – orgogliosamente rappresentato dal gruppo intitolato ai giudici “Falcone – Borsellino” – e il festival della letteratura gialla della Sardegna, “Florinas in Giallo”, che in questo 2026 taglia il prestigioso traguardo della sua XVII edizione. Una sinergia culturale e sociale nata quasi per scommessa, ma consolidatasi nel tempo fino a trasformarsi in un appuntamento fisso, atteso e irrinunciabile per la nostra realtà associativa.
Essere presenti anche quest’anno tra le piazze e le strade di questo splendido borgo sardo non è soltanto un’opportunità, ma rappresenta un autentico moto del cuore. Sentiamo per questo il dovere morale e il desiderio sincero di esprimere il nostro più profondo ringraziamento a chi, con dedizione e immenso sacrificio, rende possibile questo miracolo culturale. Un grazie immenso va agli organizzatori storici della rassegna letteraria, in primis a Elia Cossu e alla sua splendida famiglia, anime pulsanti e instancabili del festival, e all’intera cittadina di Florinas. Un’amministrazione illuminata, guidata con lungimiranza dal primo cittadino, il Dott. Enrico Lobino, che insieme a tutta la giunta e agli amministratori locali continua a credere nella cultura come strumento di riscatto e coesione sociale. L’accoglienza e l’ospitalità ricevute in questa terra sono ogni volta così autentiche, genuine e affettuose da farci dimenticare la distanza chilometrica: a Florinas, semplicemente, ci sentiamo a casa nostra.
Un parterre d’eccellenza per una rassegna dal valore universale
Il programma di questa XVII edizione, in continuità con una tradizione ormai consolidata, si preannuncia straordinariamente ricco e articolato. Le quattro giornate del festival – programmate dal 27 al 30 agosto 2026 – trasformeranno il comune sardo nella capitale noir dell’isola, condensando un carico indescrivibile di emozioni, riflessioni e dibattiti. Il parterre di scrittori, relatori, giornalisti e ospiti di caratura nazionale e internazionale non darà lustro soltanto alla comunità di Florinas, ma proietterà l’intera Sardegna al centro del dibattito culturale italiano, dimostrando come la letteratura d’indagine e il noir siano chiavi di lettura fondamentali per decodificare le complessità del nostro presente.
In questo palcoscenico così prestigioso, sabato sera 29 agosto, alle ore 18:30, avrò personalmente il privilegio e l’onore di presentare un volume che considero di un’importanza epocale. Non si tratta solo di una straordinaria opera letteraria per via delle vicende storiche impresse nelle sue pagine – dettagli drammatici e verità scomode che, purtroppo, larga parte dell’opinione pubblica ancora non conosce appieno – ma lo è soprattutto per la genesi profondamente umana che lo caratterizza. Questo libro, infatti, è stato scritto a quattro mani da due persone eccezionali, due splendidi amici che hanno incrociato i loro destini proprio a Florinas, proprio grazie a quel magico crocevia di incontri che il festival sa generare, e attraverso la mia modesta persona.
La nascita di un capolavoro: un libro “figlio di Florinas”
Tutto è iniziato qualche tempo fa, quando suggerii agli organizzatori di invitare al festival Antonio Vassallo. Salito sul palco di Florinas, ebbi l’onore di intervistarlo; in quell’occasione la sua potentissima testimonianza personale scosse profondamente le coscienze del pubblico, riscuotendo un successo clamoroso e un grandissimo interesse. Tra la platea attenta di quella sera c’era un altro mio grande amico, lo stimato scrittore Fabrizio Silei. Fabrizio rimase letteralmente folgorato dalla complessa, dolorosa e straordinaria vicenda umana e civile di Antonio. Fu naturale, a quel punto, presentare i due amici e metterli in contatto.
Da quella scintilla, da quel dialogo fraterno nato all’ombra dei palchi sardi, è nata l’idea di mettere nero su bianco una storia necessaria, dando vita a un autentico capolavoro editoriale. L’opera ha già vissuto un debutto trionfale, riscuotendo un enorme successo di pubblico e critica al Salone Internazionale del Libro di Torino e in numerose altre presentazioni lungo tutto il territorio nazionale.
Per me, dunque, l’onere e l’onore di introdurlo al pubblico del festival rappresenta una responsabilità gravosa e, al tempo stesso, un’emozione indescrivibile.
Dopo ben due anni di intenso lavoro e gestazione, presentiamo a Florinas un libro che possiamo orgogliosamente definire “figlio di Florinas”. Un vero e proprio battesimo letterario che celebra l’amicizia, la forza costruttiva del territorio sardo e la diffusione instancabile dei valori promossi dal Movimento delle Agende Rosse di Salvatore Borsellino – fratello del magistrato Paolo, trucidato insieme agli agenti della sua scorta nel vile attentato di via Mariano D’Amelio il 19 luglio 1992.
Dai palchi alle scuole: i semi della legalità
Questo legame tra il festival e il nostro movimento tocca corde profonde, perché si inserisce perfettamente in quel lavoro silenzioso e instancabile che le Agende Rosse Liguria portano avanti ogni giorno, in particolare all’interno delle scuole e dei licei dell’intera Regione. La nostra missione quotidiana non vive solo sui palchi estivi o nelle grandi manifestazioni, ma si nutre del dialogo costante con i ragazzi, i cittadini di domani. Entriamo nelle classi per parlare di legalità, per spiegare che la mafia non è un fenomeno lontano nel tempo, ma una mentalità da contrastare quotidianamente con lo studio, la responsabilità e il rifiuto di ogni compromesso.
In questo contesto, il festival “Florinas in Giallo” diventa un prezioso alleato didattico. Volumi come quello che presentiamo quest’anno non sono semplici letture di intrattenimento, ma costituiscono veri e propri strumenti pedagogici, libri di testo alternativi che porteremo nelle aule scolastiche per mostrare ai giovani il volto pulito del coraggio e della cittadinanza attiva. Raccontare la storia ai ragazzi significa gettare semi di giustizia in una terra fertile, affinché la memoria non diventi una sterile celebrazione del passato, ma un motore vivo per il futuro.
57 giorni di sangue: la memoria che non si cancella
Senza cadere in anticipazioni che possano rovinare l’esperienza di lettura, e limitandoci a ciò che è tristemente noto alle cronache storiche e giudiziarie, il volume offre al lettore una quantità impressionante di dettagli sconosciuti, retroscena inediti e squarci illuminanti che emergono prepotentemente capitolo dopo capitolo. Il libro firmato da Fabrizio Silei e Antonio Vassallo, intitolato significativamente “Negli occhi di Giovanni. Storia di un ragazzo di Capaci”, ci costringe a riavvolgere il nastro del tempo, riportandoci a quei drammatici cinquantasette giorni che separarono le due più grandi stragi della storia repubblicana recente.
Bisogna infatti risalire a prima di via D’Amelio per comprendere l’origine di questo racconto, giungendo a quel drammatico 23 maggio 1992, giorno della “strage di Capaci”. Quante vite spezzate in quella manciata di giorni? Quanti martiri della giustizia abbiamo dovuto piangere?
In quel pomeriggio di maggio trovarono la morte il giudice Giovanni Falcone, la moglie e collega Francesca Morvillo, e gli agenti della scorta Rocco Dicillo, Antonio Montinaro e Vito Schifani. La sorte scelse miracolosamente di risparmiare l’autista giudiziario Giuseppe Costanza e gli agenti Angelo Corbo, Paolo Capuzza e il caposcorta Gaspare Cervello.
Meno di due mesi dopo, il 19 luglio 1992, il secondo boato: a perdere la vita furono il giudice Paolo Borsellino e gli agenti Emanuela Loi (giovanissima poliziotta sarda), Agostino Catalano, Fabio Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina. Unico sopravvissuto a quell’inferno d’asfalto fu l’agente Antonio Vullo.
Il mistero del rullino scomparso: la testimonianza di Antonio Vassallo
È esattamente in questo squarcio di storia che si innesta la vicenda personale dell’autore del libro. All’epoca dei fatti, Antonio Vassallo era un giovane fotografo autorizzato dalla Questura, residente a Capaci proprio nei pressi del tratto autostradale che venne sventrato dall’esplosione, a poca distanza dall’Isola delle Femmine. Udito il terrificante boato che scosse la terra, Antonio capì immediatamente la gravità della situazione e, imbracciando la sua macchina fotografica, si precipitò per primo, prima di chiunque altro, sul luogo esatto dell’attentato.
Guidato dal dovere di cronaca e dallo shock, cominciò a scattare foto a 360 gradi, documentando l’apocalisse appena compiutasi. Fu in quei primissimi istanti, ancor prima dell’arrivo dei soccorsi ufficiali e delle forze dell’ordine, che la storia si tinse di mistero: alcuni individui in giacca e cravatta, qualificatisi con decisione come poliziotti – ma presumibilmente appartenenti a settori deviati dei servizi segreti – si avvicinarono ad Antonio e, con modi perentori e intimidatori, gli sequestrarono il rullino fotografico.
Da quel giorno, di quelle fotografie si è persa ogni traccia. Che fine hanno fatto quegli scatti cruciali? Chi o che cosa aveva immortalato l’obiettivo di Antonio nei primissimi minuti successivi all’esplosione, qualcosa che assolutamente non doveva essere visto né rivelato? Quali verità erano impresse in quei negativi sottratti con la forza?
Per scoprire il resto di questo avvincente e doloroso racconto, per comprenderne i dettagli investigativi e umani, non posso che rimandarvi caldamente alla lettura approfondita del volume, di cui ripeto con orgoglio il titolo: “Negli occhi di Giovanni”, pubblicato dall’editore Il Castoro.
Un invito alla cultura e alla cittadinanza attiva
Ai lettori, ai cittadini, agli appassionati e a tutti coloro che hanno a cuore il futuro della memoria nel nostro Paese, non resta che un’azione concreta: seguire con passione e partecipazione gli eventi di “Florinas in Giallo”. Immergersi nei dibattiti del festival significa regalarsi una sana e necessaria “scorpacciata” di cultura, informazione indipendente e approfondimento civile. Qualcosa di infinitamente più nobile, utile e rigenerante per la mente rispetto al rassegnarsi passivamente ai contenuti trash e ai palinsesti gridati della televisione spazzatura.
Buon Festival a tutti, dunque, e buona sana lettura.
Torniamo a riscoprire la bellezza e il “profumo” unico della carta stampata, la forza delle parole che si fanno testimonianza storica. Noi delle Agende Rosse ci siamo sempre stati, ci siamo oggi e sempre ci saremo. Fare memoria, trasmettere cultura alle nuove generazioni, pretendere senza sosta verità e giustizia sulle stragi di Stato tenendo la nostra Agenda Rossa sempre orgogliosamente alzata verso l’alto, è un impegno che non ci stancherà mai.
Giuseppe Carbone
Movimento Agende Rosse Liguria
– Gruppo “Falcone – Borsellino”-







