di Giuseppe Carbone
Ci sono luoghi che non si limitano a occupare uno spazio geografico o urbanistico, ma ridefiniscono l’identità stessa di una comunità.
A Genova, questo luogo ha un nome che profuma di storia, di note e di rinascite: il Teatro Carlo Felice.
Oggi, tuttavia, questa straordinaria macchina scenica e tempio della cultura si trova a navigare in acque agitate, nel cuore di una tempesta finanziaria che ne minaccia un “declassamento” decisamente non meritato. Un dissesto importante, emerso con chiarezza geometrica dopo l’insediamento del nuovo consiglio d’amministrazione guidato dal sovrintendente Michele Galli.
Le cause di questo disavanzo, ormai è evidente, sono da rintracciare nelle pieghe dei bilanci passati. Non spetta a chi scrive decretare la bontà o l’errore dei singoli acquisti effettuati negli anni passati; ciò che emerge con forza, però, è una prassi contabile che ha visto iscrivere a bilancio beni e operazioni con evidenti supervalutazioni. Una sfasatura tra il valore reale e quello dichiarato che, alla prova del tempo e della trasparenza, ha presentato il conto.
L’altra sera, il foyer del teatro non ha ospitato solo una prima d’opera, ma un atto di trasparenza altrettanto drammatico e vitale. Ho partecipato alla conferenza stampa volutamente trasformata, sin dalle prime battute, in un affollato incontro pubblico. Un momento di confronto incentrato sulla sostenibilità, sullo sviluppo del teatro e sul suo valore strategico per il territorio, organizzato in stretta sinergia con l’associazione I Custodi del Faro e gli Ordini Professionali della città.
Sia chiaro: io non sono un economista, né un addetto ai lavori del settore teatrale. Sono un abbonato della prima ora, un cittadino che da anni frequenta le poltrone del Carlo Felice per nutrirsi di bellezza. Nella vita di tutti i giorni sono un semplice, umile insegnante. Ma sono anche il presidente coordinatore del Movimento delle Agende Rosse Liguria, gruppo “Falcone Borsellino”. Ed è proprio in virtù di questo ruolo che sento di avere un debito di riconoscenza inestinguibile nei confronti di questo teatro.
Ogni anno, infatti, il Carlo Felice apre le sue porte per consentirci di radunare oltre duemila studenti delle scuole della città metropolitana di Genova. In quello spazio monumentale, sotto quella volta che ha ospitato i più grandi artisti del mondo, parliamo ai giovani di “Sicurezza e legalità“. Il teatro si fa aula, si fa piazza, si fa presidio civico.
La mia professione di docente consiste, per definizione, nel valutare le persone, nello scrutarne il potenziale e la sincerità, a partire dai miei studenti. Una deformazione professionale che, inevitabilmente, applico anche agli adulti con i quali mi interfaccio. Per questo motivo, pubblicamente e senza alcuna retorica di circostanza, sento il dovere di manifestare la mia totale fiducia e la mia profonda gratitudine al sovrintendente Michele Galli. Ho visto in lui un professionista di altissimo livello e, prima ancora, un Signore con la “S” maiuscola, capace di erigere un muro di dignità di fronte alle difficoltà gestionali.
Il Piano di rilancio e risanamento prospettato nel corso dell’incontro mi ha convinto senza riserve. Hanno convinto le relazioni tecniche dei professionisti intervenuti e hanno convinto le parole del vicesindaco di Genova, l’avvocato Alessandro Terrile, una figura che ho avuto modo di conoscere e di cui apprezzo la serietà istituzionale. Il piano c’è, è solido, è trasparente. Ma non può bastare l’azione della governance o della politica locale.
Proprio la mia personale riconoscenza verso il teatro mi spinge a raccogliere, sostenere e rilanciare con forza l’appello lanciato durante la conferenza: una vera e propria “chiamata alle armi” rivolta ai privati, al tessuto imprenditoriale, alle forze produttive della Liguria e non solo. Dobbiamo aiutare questo luogo, dobbiamo amarlo collettivamente. Il Carlo Felice è uno dei teatri più capienti e tecnologicamente avanzati d’Italia, un vanto per Genova, per la Liguria e per l’intera Nazione. È uno “spazio aperto” che deve essere utilizzato alla massima espressione delle sue potenzialità.
Gli stipendi degli insegnanti, in Italia, non sono certo un mistero d’alto stato; purtroppo non godo di una situazione economica tale da potermi concedere molto più del mio prezioso abbonamento annuale. Al contempo, il Movimento che mi onoro di guidare è portato avanti esclusivamente da volontari, vive di autotassazione e di piccolissime, rarissime donazioni tramite bonifico che ci consentono di sopravvivere tra mille peripezie. Non riceviamo aiuti statali, né beneficiamo del 5×1000. Non abbiamo, insomma, le sostanze materiali per staccare un assegno capace di sanare le casse di questo tempio della cultura.
Tuttavia, come cittadino e come presidente del Movimento Ligure, non posso e non voglio rimanere sordo a questo grido d’aiuto. Un grido che le maestranze e la dirigenza hanno lanciato non con disperazione, ma con l’orgoglio tipico di chi lavora in una macchina scenica straordinaria. Chiunque oggi abbia la possibilità economica di intervenire deve sapere che aiutare il Carlo Felice non è un atto di mera filantropia a fondo perduto.
I professionisti e le imprese che decideranno di contribuire potranno usufruire dei vantaggi legati alla deducibilità fiscale delle donazioni, ma soprattutto avranno la certezza di indirizzare le proprie risorse all’interno di un circuito economico positivo, virtuoso e tangibile per la nostra Genova.
Nel mio piccolissimo, continuerò a fare la mia parte nell’unico modo che conosco: acquistando il mio abbonamento. Un gesto semplice che mi permette di vivere il teatro, di acquisire cultura, conoscenza e competenze. Perché la cultura è il vero pane dell’uomo; senza di essa, saremmo condannati a vegetare nell’ignoranza umana. Il Carlo Felice non è solo un edificio di marmo e velluto, è il termometro culturale della nostra città. Difenderlo significa difendere noi stessi, il nostro passato e il futuro dei duemila ragazze e ragazzi che ogni anno, in quelle sale, imparano a diventare cittadini consapevoli.
Genova non può restare a guardare!







Grande idea e grande cuore!
Grazie Marinella! Rimani sempre con noi!